Ad Aurora
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Ad Aurora
Aurora,
Non so se questa lettera arriverà mai da te. È passato tanto tempo… dall’86 all’88, dalle estati nel Vulture, da quando ti ho conosciuta.
Ti ricordi la mia Arizona 125? Ci giravamo tra quei paesi, e tu ridevi con i capelli ricci neri al vento. Avevi la pelle scura e un’altezza che mi sembrava perfetta, 1.65, 1.68… per me eri tutta lì, in quei dettagli.
Ci siamo scritti un paio di lettere. Avevamo un appuntamento alla stazione. Dovevi partire.
E io… non ci sono andato, Aurora.
Non so spiegarti il perché neanche a me stesso. Forse paura, forse ero troppo giovane, troppo confuso. Ma non esserci quel giorno è la cosa che mi pesa di più da allora.
Ti ho cercata negli anni dopo. Ho chiesto, ho sperato. Ma Torino è grande, e il tempo cancella le tracce.
Non ti chiedo di rispondermi. Ti chiedo solo scusa per quel treno che ti sei presa da sola. E grazie. Perché anche se è finita così, tu sei stata una delle estati che non ho mai smesso di ricordare.
Se la vita ti ha portato bene, me lo basta sapere.
Marco